| ... costruisci il tuo progetto |
|
|
|
| Vendredi, 04 Décembre 2009 11:22 |
|
Una cosa è certa però, noi non ci sentiamo sottomessi e la sconfitta di allora con le dure prove che l’hanno seguita hanno forgiato il nostro carattere. Soprattutto continueremo a rifiutare di essere omologati. Sapessi che tristezza quando mia figlia in visita alla Casa dell’Europa del paese che ci ospita si sente dire dal funzionario incaricato che l’Italia è il paese più “pagliaccio” e l’Inghilterra il più serio e deve, dall’alto dei sui dieci anni, da sola, riscattare le sorti del suo paese. Oppure ascoltare un reportage francese sull’Italia secondo il quale l’attuale capo di governo italiano è quello che, nel proprio paese, riscuote la più elevata percentuale di simpatie. E, bada bene, si parla strettamente di simpatie emotive. A livello di analisi e teoria politica, a livello culturale, a livello etico o ideologico (che non è una parolaccia, ma significa semplicemente sistema di idee che costituisce la base per l'azione politica e sociale) c’è il deserto. In questo dilagante silenzio, allora, forse, posso dire qualcosa agli odierni venti/trentenni, oggetto di studi e statistiche, che dipingono un quadro sconsolato e sconsolante del mondo in cui vivono. Prima di rivolgermi a loro però devo dire un paio di cose a te, accorato padre dall’invidiabile curriculum. Con grande amarezza sono costretta a ricordarti che generalmente i figli vivono nel mondo che i genitori hanno costruito per loro e tu, nell’edificazione di quest’opera eri ben piazzato: non te ne lavare le mani. È ben sorprendente, da parte tua che ti professi uomo di sinistra, la totale mancanza di autocoscienza. Che potrà imparare tuo figlio? Non ho dubbi, ti ha dato una marea di soddisfazioni ma, diciamocelo, remare contro corrente non è esattamente un’impresa agevole, meglio lasciarsi trasportare, giusto? Non voglio certo giudicare il tuo lungo impegno di educatore, tuttavia mi sembra che la risposta di tuo figlio sia molto eloquente: “Non so, vedremo poi.” Il procedere per fasi è segno di equilibrio e saggezza, ma le fasi devono appartenere a un progetto e nell’intervista al tuo ragazzo, futuro ingegnere meccanico, riportata dai giornali, di progetto proprio non se ne sente nemmeno il profumo. La responsabilità di questa assenza non è certo sua, ma di chi, tu ad esempio, sembra non avergli insegnato che la vita è un progetto, che bisogna sapere cosa si vuole costruire, come si vuole costruirlo e che nulla è dato senza lotta e senza impegno. Che a volte addirittura è necessario soffrire per poi essere sereni. Ora il tuo accorato appello a lasciare l’Italia è indubbiamente toccante, soprattutto per quanti sono in piena crisi di disperazione di fronte a un magnifico paese alla deriva, popolato ormai più da automi che da persone vere e proprie. L’immagine che proponi dell’Italia, per quanto veritiera sia, non prevede, però, nemmeno per sottinteso l’idea di responsabilità. Senza andare tanto tanto lontano pensa per esempio a quella semplicissima e ovvia responsabilità che si assume l’elettorato. Ma lasciamo perdere questo discorso che sarebbe troppo lungo e torniamo al progetto e alla proposta che fai a tuo figlio e qui mi rivolgo allora anche ai venti/trentenni. Lasciare l’Italia è una buona idea perché vivere in paesi stranieri può aprire la mente a nuovi orizzonti, dare diverse opportunità, far capire molti aspetti della vita che altrimenti sarebbe difficile cogliere. Spingere a lasciare l’Italia perché all’estero si può trovare una società che non sia “divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti” e consigliare di andare in un paese “dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati”, non è onesto. E un padre quasi settantenne dovrebbe saperlo. Non esiste un paese così, o per lo meno non nella società occidentale liberista basata sui capitali, al momento nemmeno circolanti. Un genitore onesto a mio avviso dovrebbe scrivere: “Figlio mio, hai imparato nei tuoi lunghi anni di studio che solo l’impegno, l’onestà, la lealtà, il rispetto sono valori per cui valga la pena vivere. Costruisci il tuo progetto su di essi e lotta per metterlo in pratica. Non attenderti facili riconoscimenti perché verranno solo a duro prezzo e non scoraggiarti mai di fronte ai fallimenti. Se avrai fatto del tuo meglio secondo la tua coscienza troverai la forza per continuare a lottare e, ascolta il mio consiglio, cerca di farlo sempre pensando che appartieni alla famiglia umana, dove esistono soggetti onesti e altri meno apprezzabili. Dove guadagnare (possibilmente per grazia ricevuta) è il fine non il mezzo. Dove esiste chi in nome di uno stipendio elevato pietisce appoggi a destra e a manca. Dove gli incompetenti raggiungono posizioni immeritate. Dove conoscere certe persone vale molto di più che conoscere il proprio mestiere. Sappi che per queste cose non esiste latitudine, quindi non importa dove deciderai di stare, ma decidilo in base al tuo progetto e ricorda che terminato il tuo cammino su questa terra ciò che conterà per i tuoi figli sarà trovare un mondo dove per gli uomini sia possibile convivere serenamente.” Lettera firmata |





